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Sogno ed Incubo

12 Ago

Ultimo articolo della settimana dedicata ai sylvari. Concludiamo in bellezza espandendo il background relativo alla penultima razza giocabile presentata da ArenaNet. Rimangono ormai fuori solo gli asura, che saranno comunque inclusi nella Demo che vedremo al Gamescom la prossima settimana!

I sylvari sono la più giovane razza di Guild Wars 2, risvegliati con l’inizio di una nuova era di Tyria. Possono avere scarsa familiarità con il mondo, ma lo hanno sognato, e condividono una visione ricca e avvincente che li guida nel loro cammino.  Dal giorno del suo risveglio ciascun sylvari si sente chiamato a difendere la terra dagli Antichi Dragoni. I sylvari sono uniti e diretti a questo obiettivo sotto la guida della loro madre, l’Albero Pallido.

Nella brillante luce del mezzogiorno, un petalo si mosse. Un sylvari si risvegliò, si stirò, ed esitante fece i suoi primi passi nel mondo.

I dodici Primigeniti, attirati dal richiamo della loro madre, stavano attorno senza fiato nel salutare i loro nuovo fratello. Avevano vissuto da soli per molti anni, credendo di essere gli unici sylvari che sarebbero mai esistiti. E adesso il risveglio era ricominciato. Altri baccelli del giardino si mossero leggermente, facendosi spazio ma senza essere ancora pronti per aprirsi. Era la prima fioritura di una nuova generazione.

“Benvenuto, Fratello.” lo salutà Aiufe, sempre la prima con una domanda o un sorriso. Si avvicinò all’estraneo porgendogli un mantello con cui avvolgersi.

“Ci conosci?” intervenne un altro. “Ci hai sognati?”

“Basta, Dagonet,” Aife zittì il suo irruento compagno. “Lo spaventerai.” Si voltò nuovamente verso l’alberello e parlò in un tono gentile. “Come te, noi siamo sylvari. Io mi chiamo Aife. Qual’è il tuo nome?”

“Nome?” Il nuovo arrivato soppesò la domanda per un momento. Infine disse, “Cadeyrn”, ma la sua voce era incerta. Prese il mantello e se lo mise sulle spalle per proteggersi dal sole. “Che cos’è questo posto?”

Aife sorrise e scompigliò i capelli dei sylvari, facendo danzare le morbide fronde nere sulle sue spalle. “Questo è il Boschetto. E lei…” Aife indicò l’enorme albero tra i cui rami si trovavano, “…è l’Albero Pallido. Nostra madre. E anche tua madre.”

Cadeyrn osservò l’albero con curiosità, senza percepire alcuna stranezza in quella spiegazione. Face un cenno del capo e guardò verso Dagonet. “Ho sognato.”

Lo studioso si illuminò, e subito afferrò una pergamena e una penna. “Parlami del tuo sogno. Ho studiato tutti i nostri, ma il tuo sarà il primo sogno nuovo dopo molti anni.”

Mettendosi in piedi Cadeyrn gli rivolse un sorriso. “Il primo?” Si guardò attorno vedendo gli altri baccelli non ancora schiusi. “Si, io sono il primo non è vero? Nessuno degli altri presenti nel mio sogno si era già risvegliato. L’Albero Pallido deve avermi voluto vedere subito. Sapeva che ero speciale.” Si gonfiò come un dente di leone. “Sono il primo!”.

“No, Cadeyrn. Tu sei un secondogenito,” disse una voce profonda. Malomedies era un alto e slanciato sylvari, con capelli lisci che risplendevano di un colore iridescente come le ali di una libellula. Il suo portamento fiero era quello di una vecchia quercia, con rami imponenti inflessibili nella tempesta.

“Secondo?” Cadeyrn si acciglio. “Perché sarei secondo? Mi sono risvegliato prima di tutti gli altri.”

“Perché noi siamo i primi.”

L’Albero Pallido

Circa 250 anni fa, un soldato di nome Ronan trovò uno strano seme durante le sue peregrinazioni e lo portò con sé per donarlo a sua figlia una volta tornato a casa. Sfortunatamente, quando raggiunse il suo villaggio, questo era stato distrutto, raso al suolo dal Mantello Bianco. Ronan piantò il seme sulle tombe dei suoi familiari.

Venticinque anni fa, il primo sylvari si risvegliò. Questi Primogeniti sapevano relativamente poco del mondo, avendo a loro disposizione solo le memorie dell’Albero Pallido provenienti da Ronan, dal centauro Ventari e da coloro che passarono nelle sue vicinanze durante i primi anni. Essi sapevano, perché l’albero li aveva istruiti seguendo la Tavoletta che Ventari aveva lasciato, incisa con le lezioni frutto della sua saggezza. Nati come individui maturi, non come bambini, i sylvari sono curiosi e desiderosi di esplorare il mondo.

Alcuni tra i Primigeniti, come Caithe e Faolain, si misero in viaggio lontano dall’albero. Altri rimasero nelle vicinanze, esplorando impiegando il loro tempo per studiare ed apprendere. Quattro di essi decisero di ricoprire il ruolo di guardiani dell’Albero Pallido: Aife, Kahedins, Malomedies e Niamh. Uno, e uno solo, viaggiò fino ad Orr. Per una manciata di anni, questo Primogenito fu l’unico sylvari di Tyria. Quando la successiva generazione fiorì e si risvegliò dall’albero, i sylvari avevano avuto un nuovo sogno: memorie delle abilità e delle emozioni che il Primogenito aveva scoperto, mescolate alle memorie dell’Albero Pallido stesso.

Diversamente da molte altre razze, i sylvari hanno un forte senso della loro stessa storia, avendola vissuta interamente. Possono nominare il primo sylvari che sia mai morto – Riannoc, uno dei Primigeniti. Possono dire chi sia stato il primo ad imparare a scrivere e chi, nello specifico, sviluppò il modo per far sviluppare le case.  Essi raccontano storie e leggende come se fossero stati presenti, perché molti di loro le hanno almeno sognate.

Il Sogno dei Sogni

In sostanza, il Sogno dei Sogni è un vasto subconscio collettivo. L’Albero Pallido conserva le conoscenze e le emozioni di tutta la razza, come un lago in cui confluiscano tutte le esperienze dei sylvari. Quando un nuovo sylvari nasce, è come se questi prendesse un secchio d’acqua dal lago, una piccola porzione del totale. Solo poche memorie raggiungono effettivamente l’Albero Pallido: le più importanti o quelle che hanno il più forte impatto emotivo o significato. Queste possono includere scene della vita di un sylvari, come la sua prima battaglia, o la prima volta in cui ha cucinato una torta di mele. Possono anche rappresentare un singolo importante momento, come il dolore, la paura o il volto di un nemico.

Un sylvari non ha controllo su quali esperienze saranno raccolte. Non possono comunicare con l’albero in questo modo; la Madre attira a sé centinaia di migliaia di frammenti dai suoi figli. Né un sylvari non ancora nato può scegliere quali memorie esperire nel Sogno. Quando un sylvari si risveglia, la connessione diretta con il Sogno si indebolisce. Non più avvolti nel Sogno, la connessione con gli altri sylvari diviene un legame empatico, capace di trasmettere o ricevere forti emozioni, ma non di far passare informazioni complesse. E’ niente più che un debole ronzio.

Si raccolsero attorno all’Albero Pallido, mentre la pioggia gonfiava la curvatura delle sue foglie, lasciando cadere scie scintillanti sul terreno sottostante. Le sue radici cullavano il primo nato che si trovava fra di loro, il suo corpo coperto da una coltre scura, come muschio su una tomba. Malomedies stava dormendo, e combattendo contro estenuanti incubi. Di tanto in tanto gridava e Kahedins lo calmava ponendogli un impacco umido sulla fronte nella speranza che questo lo aiutasse a trovare riposo. Il curatore guardò gli altri, il volto segnato dalla preoccupazione.

“Sopravviverà? Oppure… morirà? Come è successo a Riannoc?” La domanda echeggiava nel cuore di tutti loro, ma fu Niamh a darle voce.

“La Madra ha detto che vivrà”, mormorò Kahedins, ma era solo uno scarso conforto.

Malomedies era stato bello, con la grazia di un salice in piegato da un flusso d’acqua. Adesso il suo volto era segnato dalle cicatrici delle violenze subite, ed i rami dei suoi un tempo iridescenti capelli erano spezzati e scheggiati, frammenti senza colori. Una gamba era appassita come se fosse rimasta troppo a lungo al Sole, e devo la sua corteccia ancora si aggrappava ai viticci del busto c’erano migliaia di piccoli fori.

“Dobbiamo ucciderli tutti.” Gli occhi di Cadeyrn brillarono come oro nero, e la sua mano andò in direzione dell’impugnatura della sua spada.

“Gli asura hanno offerto la pace. Non avevano compreso che… pensavano che lui fosse solo una strana pianta delle profondità di Maguuma capace di apparire senziente”, disse Aife. “Quando hanno capito che era veramente un essere cosciente ce lo hanno riportato.”

“Non è abbastanza! Comel Malomedies potrà trovare la pace se non si prende la sua vendetta?”

Lo sguardo di Kahedins era di disapprovazione. “Vendetta? La vendetta fa parte del nostro modo di vivere. Non hai studiato la Tavola di Ventari?”. In quando Secondogenito egli abbassò il capo con belligeranza, mentre Kahedins citava: “E’ scritto, ‘L’unica pace duratura è la pace dentro la tua anima.” Dovresti meditare su questo Cadeyrn e comprenderne il significato.”

Cadeyrn guardò Trahearne, la cui espressione era cupa come la sua. Nessun soldato direbbe una cosa del genere. Nessuno che abbia mai alzato la sua spada per fermare l’oppressione, o che si sia messo in pericolo per salvare degli innocenti, direbbe che la vendetta è inappropriata. Se Faolain e Caithe fossero state qui si sarebbero schierate dalla sua parte, ne era certo.

Improvvisamente, Trahearne alzò gli occhi verso i grandi rami. “Si, Madre,” rispose con un sussurro che solo lui poteva sentire. Mortificato, il necromante strinse i pugni. “L’Albero Pallido dice che dobbiamo concentrarci sul nostro vero nemico: i dragoni. Ogni possibile alleato sarà importante.” Digrignando i denti, Trahearne aggiunse, “Dobbiamo stringere la pace con gli asura.”

Cadeyrn non era sicuro di cosa fosse più preoccupante, che Trahearne avesse parlato o che l’Albero Pallido avesse rivolto la parola solo al Primogenito. Seguendo l’esempio degli altri, piegò la testa. “Come la Madre desidera”.

I Cicli

I sylvari credono che il momento del giorno in cui un individuo nasce sia legato alla sua personalità, ai suoi interessi e ai suoi particolari talenti. Essi pongono particolare attenzione a questo aspetto, e ciascuno dei quattro cicli – Alba, Giorno, Crepuscolo e Notte – è guidato da uno dei Primigeniti. Questi quattro Primigeniti, chiamati Luminari, sono generalmente i più attivi nel governo della razza sylvari. Collaborano per portare nuove conoscenze nel Boschetto, difendere l’Albero Pallido, e sviluppare rapporti politici con le altre razza di Tyria. Anche se gli altri Primigeniti sono considerati saggi mentori ed hanno una certa autorità, i Luminari sono responsabili dei compiti più importanti nel mantenere integra la società e guidare il popolo sylvari nella sua interezza.

Il Ciclo dell’Alba

I sylvari nati durante il Ciclo dell’Alba, dalla mezzanotte alle 6 del mattino, sono portati all’oratoria e alla pianificazione. Essi sono i diplomatici della razza sylvari, e sono generalmente tipi gregari e amichevoli. Il loro Luminario è il saggio Aife, la cui abilità con le parole è eguagliata solo dalla sua destrezza con l’arco. E’ una diplomatica e ha visitato ciascuna delle grandi città di Tyria come rappresentante del suo popolo. Quei sylvari che vogliono vedere il mondo dovrebbero parlare con lei e farsi trasmettere un pò della sua conoscenza prima di mettersi in viaggio.

Il Ciclo del Giorno

Il Ciclo del Giorno va dalle 6 del mattino al mezzogiorno, durante la sfolgorante ascesa del Sole. In generale, questi sylvari preferiscono l’azione alle parole e sono abili combattenti indipendentemente dalla disciplina in cui si specializzano. A loro piace provare le cose in prima persona, prendere i problemi di petto, e apprezzano lo slancio della battaglia. Niamh è il loro Luminare, una possente ed esperta guerriera che ha combattuto molte battaglie. Essa guida una compagnia di sylvari nota come ‘Guardiani’, che sono i difensori e protettori del Boschetto.

Il Ciclo del Crepuscolo

Quei sylvari nati tra il mezzogiorno e le 6 della sera sono membri del Ciclo del Crepuscolo. Essi sono generalmente intelligenti, portati alla filosofia e alla riservatezza. Tali sylvari amano i quesiti e gli enigmi, e preferiscono passare il loro tempo studiando piuttosto che impegnandosi in compiti che richiedano un impegno fisico. Nel loro giardino troverete il Luminare Kahedins, la cui anima cortese e le gentili parole sono spesso state un balsamo guaritore per i sylvari in difficoltà. E’ suo compito aiutare i nuovi sylvari risvegliati a capire ciò che hanno visto nel Sogno dei Sogni. Ultimamente egli ha inoltre studiato i linguaggi scritti di Tyria per determinare se i sylvari debbano creare un loro sistema di scrittura.

Il Ciclo della Notte

Infine, i sylvari nati durante le tarde ore tra le 6 della sera e la mezzanotte appartengono al Ciclo della Notte. Molti di questi sylvari sono inclini all’isolamento e preferiscono viaggiare da soli. Essi sono riservati, indipendenti e pacati. Il Luminare del Ciclo della Notte è l’astronomo Malomedies, noto per avere tracciato una carta del cielo e aver portato la matematica tra i sylvari. E’ stato anche il primo ad aver incontrato gli asura, un racconto amaro di cui raramente parla. Nonostante Malomedies sia il più riservato dei Luminari, coloro che si risvegliano nel suo Ciclo parlano di lui come di un mentore severo ma premuroso.

Nonostante i segni di una morte antica, le rovine addormentate sembravano in qualche modo vive; il silenzio e il sussurrare della marea sotto la scogliera ricordavano il respiro di qualcuno che dormisse. Qualcosa di basso e oscuro, puzzolente di salamoia, gettò un’ombra sottile tra le rovine fatiscenti. Cadeyrn lo guardò passare tra i muri distrutti e gli archi spezzati che dovevano essere appartenuti ad una cappella. Vide uno sfarfallio dove un tempo doveva trovarsi un altare. Un segno dove l’ombra era svanita.

“Sei pronto?” Mormorò Niamh lievemente dalle sue spalle, con i suoi capelli simili a fronde d’albero che si agitavano nella fredda brezza. Estrasse la sua spada e ne valutò la lama, trovandola affilata. I suoi ansiosi occhi d’argento incontrarono il suo scuro sguardo dorato. “E’ tempo di colpire.” Altri due di una generazione ancora più giovane di quella di Cadeyrn stavano con lei; entrambi, come loro, membri del Ciclo del Giorno.

Cadeyrn si allontanò dalla sporgenza su cui era accovacciato. “Ci stanno aspettando. Dobbiamo muoverci con cautela”.

Insieme, si mossero silenziosamente verso la spiaggia sottostante e nelle rovine, e là, trovarono la loro preda. La spada di Cadeyrn taglio un krait in due con un colpo solo. Egli ruotò l’arma sapientemente mentre era ancora affondata nel suo dorso, quindi bloccò l’artiglio di un’altra creatura, prima di eseguire un colpo con cui tagliò via l’arto teso. Una maga krait stavo coi suoi occhi impassibili spalancati mentre tesseva una rete taumaturgica omicida, e due dei Sylvari morirono nella sua fiamma. Fieramente, Cadeyrn saltò verso di lei, la sua lama squarciò la carne della krait.

Lasciò dietro di se solo scaglie e urla.

Quando i krait furono morti, Niamh e Cadeyrn stavano al centro della cappella in rovina, il sangue colorava le loro spade e orgogliosi sorrisi illuminavano i loro volti. Un suono catturò la sua attenzione, e alzò una mano per intimare il silenzio, scattando verso il luogo in cui aveva visto del movimento dall’alto.

Cadeyrn spostò l’altare da una parte, e il suono si fece più intenso. Sotto la pietra si trovava una cava, molto tempo prima bagnata dall’avanzare del mare. Là, in una caverna sottomarina sotto le rovine, i krait si stavano nascondendo, incuranti delle acque gelate. Ma questi non erano guerrieri. Si trattava di un vivaio, pieno di uova di krait e giovani terrorizzati.

Alzò la sua spada per proseguire lo sterminio…

“Cadeyrn!” Niamh lo chiamò buscamente.

Cadeyrn si fermò, guardando confuso verso il comandante del suo Ciclo.

“Lasciali stare.”

“Ma… sono krait.”

“Sono bambini.”

“Bambini.” Si accigliò, in quanto per lui quella parola aveva scarso significato. “Vuoi dire che sono piccoli, ma sono comunque krait. Cresceranno e diventeranno grandi krait e allora dovremo ucciderli. Perché non ucciderli adesso quando è più facile e sono qui davanti a noi indifesi? Sembra essere l’azione più saggia. Facendo altrimenti rischieremo di perdere molte altre vite di sylvari quando questi diventeranno adulti”.

“Dobbiamo correre il rischio e dare loro una possibilità di cambiare il loro modo di essere”, disse il Primogenito. “Tutte le cose hanno diritto a crescere. Il fiore è un fratello per l’erba.” Sobriamente, mise via la sua spada e riposizionò la pietra dell’altare. Sotto di esso, Cadeyrn poteva sentire quei serpenti fuggire via nuotando nella corrente oceanica.

“Di nuovo, il Primogenito citò la Tavoletta quando chiesi della logica di tutto questoc.” Disse con un ringhio. “Io non sono daccordo.”

Biologia

La biologia dei sylvari è molto diversa da quella delle altre razze. Essi non hanno organi interni, ma sono costituiti da materia vegetale, con linfa come sangue e foglie e corteccia come pelle. Una mandibola, per esempio, può essere costituita da foglie, viticci, o anche schegge di corteccia che crescono in maniera tale da costituire la giusta conformazione, ma se guardate da vicino vedrete le fibre e dei fori nella struttura. Invece di contenere ossa, un braccio è formato da una massa di steli strettamente intrecciati che lavorano assieme come un arto.

Molti studiosi hanno fatto ipotesi sul motivo per cui i sylvari appaiono umani piuttosto che avere l’aspetto mostruoso che caratterizza altre razze “vegetali”. Alcuni suggeriscono che l’Albero Pallido possa essere entrato in contatto con un gran numero di umani durante la sua giovinezza. Individui come Ronan, che ha piantato il seme, e altri che si sono trovati vicini all’Albero Pallido, possono essere stati usati come modelli per i suoi figli.  Una popolare teoria asura è che l’Albero Pallido sia stato piantato sulle tombe della figlia di Ronan e degli altri abitanti del villaggio, e che la loro “massa discorporata” sia stata assorbita nel terreno. L’Albero Pallido ha preso nutrimento dal suolo e, dunque, i sylvari sono predisposti ad avere una conformazione simile a quella umana.

I sylvari dormono, e possono mangiare sia carne che vegetali. Bevono, come le altre razze, e possono ubriacarsi con bevande alcoliche. Trovano piacere nel sedersi al Sole – e questo li rinvigorisce – ma non possono vivere solo di questo come le altre piante. Il loro sangue è una linfa appiccicosa, e anche se possono sanguinare non hanno una pressione sanguigna o un polso percepibile.

Nessuno sa quanto a lungo possa vivere un sylvari. I più anziani della loro razza sono i Primigeniti, i quali si sono risvegliati appena 25 anni fa. I sylvari mostrano scarsi segni di invecchiamento e nessuno è ancora morto di vecchiaia. Fisicamente, i sylvari sono maschi o femmine, e i tratti esteriori sono accurati in entrambi i casi, ma non possono riprodursi per via sessuata come le altre razze; non hanno organi interni capaci di generare figli. Se possano riprodursi indipendentemente dall’Albero Pallido è ancora tutto da dimostrarsi.

I sylvari inducono la crescita della loro armatura e della maggior parte dei loro vestiti. I loro corpi creano degli abiti da elementi simili a petali, viticci, e foglie, cui viene data la forma di piacevoli vesti. Quando desiderano rimuovere gli abiti, possono semplicemente tirar via questi petali come un umano può tagliare i suoi capelli. Alcuni sylvari indossano armature realizzate dalle altre razze o portano vesti create in maniera più tradizionale, a seconda delle loro preferenze. Secondo il loro costume, si coprono così come fanno gli umani, nascondendo certe parti della loro anatomia dove ritenuto culturalmente appropriato.

Cadeyrn stava in alto su un ramo, nel centro del Boschetto, ascoltando il silenzio della notte. I grilli cantavano qua e là, e gli uccelli notturni emettevano lamenti solitari, ciascuno cercando qualcosa, anche se egli stava cercando qualcosa più grande di lui stesso.

“Madre,” Cadeyrn mormorò, alzando le sue mani in una supplica sommessa. “Ho bisogno di te.”

Il vento cullò le foglie sulla cima dell’Albero Pallido, e Cadeyrn sentì la sua presenza. Piano, la Madre mormorò, “Figlio del mio ramo, che cosa cerchi?”

“Conoscenza.” Lacrime iniziarono a sgorgare dai suoi occhi, e lui le asciugò strofinandosi con il dorso della mano. “Vedo il male nel mondo; mi è stato detto di combatterlo, ma le lezioni della Tavoletta mi limitano. Mi impediscono di fare ciò che è giusto. Abbiamo abbassato le nostre armi quando dovevamo uccidere. Ci siamo allontanati dalla vendetta quando abbiamo subito un torto, anche se le nostre anime non trovavano pace. Non prendiamo ciò che desideriamo, né uccidiamo chi vogliamo, o usiamo la nostra forza per obbligare il mondo ad ascoltarci! Queste cose sono alla nostra portata quando ci risvegliamo. Perché dovremmo rifuggire da questi impulsi? Perché non possiamo seguire i nostri istinti? Sempre giustifichiamo le nostre azioni con questa Tavoletta. Perché non possiamo semplicemente fare ciò che vogliamo?”.

L’Albero Pallido emise un fruscio leggero. “La via più efficacie non è sempre la migliore, alberello. Come i Primogeniti hanno fatto, dovresti sforzarti di agire nel bene”.

Queste parole lo colpirono. “Chi decide cosa è ‘bene’? Tu? Ventari? Qualche umano ormai morto?” Ribattè Cadeyrn. “I Primogeniti non sono perfetti.”

L’Albero Pallido rimase in attesa, e per un pò Cadeyrn pensò che non avrebbe risposto. La nebbia si era alzata sopra il vicino torrente quando parlò nuovamente.

“Vorresti fare il male nel mio nome?” Sospirò l’Albero Pallido. “Vorresti provocare devastazione come fanno i charr? O giustificare la malvagità in nome della conoscenza come gli asura? No Cadeyrn. Siamo venuti in questo mondo per distruggere i Dragoni. Non possiamo perdere noi stessi in questa sfida”.

“Non ci siamo già persi, Madre? Noi non siamo centauri od umani. Lasciami distruggere la Tavoletta e vedremo che cosa significa veramente essere sylvari”. Non ci fu risposta. Quando l’alba iniziò a bagnare d’oro la radura, Cadeyrn realizzò che l’albero non avrebbe detto nient’altro.

“Non ti ascolterà.” La voce tranquilla che aveva parlato era femminile, ma non era quella dell’albero. Voltandosi, Cadeyrn si preparò per la battaglia, ma si immobilizzò quando vide Caithe, fredda e immobile tra le ultime ombre della notte. “Non ti ascolterà”, ripetè Caithe.

“Io sono il primo della mia generazione…” cominciò, alzando la voce mentre parlava.

Caithe scrollò le spalle e lo interruppe, “Perché dovrebbe curarsene? Ha migliaia di figli adesso, Cadeyrn. O sei un Primogenito… o sei semplicemente un sylvari.”

Un aria di tempesta segnò il suo volto. “Non sarò mai uno dei tanti, Caithe. Neppure per l’Albero Pallido”, promise mentre si allontanava. “Farò in modo di costringerti ad ascoltarmi, Madre, che ti piaccia o meno. Quando avrò finito e ti avrò liberata, allora sarò il primo nel tuo cuore!”

Caithe rimase in silenzio e lo guardò allontanarsi.

La Corte dell’Incubo

Un vero sylvari dovrebbe avere due cuori: uno morbido e malleabile come la cera calda, e l’altro duro e impenetrabile come il freddo diamante. Il primo dovrebbe mostrarlo ai suoi compagni, il secondo ai suoi nemici. Guai a colui per il quale i due sono la stessa cosa.” —Dagonet

La Corte dell’Incubo è formata da sylvari che hanno abbracciato il lato oscuro della loro natura, assaporando un incubo terrificante che contiene tanto orrore quanto il Sogno offre ispirazione. Le loro veglie oscure sono entrate nella leggenda, colme di depravazione, gentilezza trasfigurata, e sadici tornei che stravolgono la tipica nobiltà dei sylvari. La loro più grande ambizione: convertire l’Albero Pallido all’incubo.

Questi sylvari rifiutano gli insegnamenti della Tavola di Ventari e affermano che l’influenza delle razze esterne ha corrotto la vera natura dell’Albero Pallido e dei sylvari. Essi cercano l’ombra nel Sogno, e si allontanano da ciò che riconoscono come falsa moralità, per esplorare il lato oscuro della loro personalità. Freddi, crudeli e spietati, essi si vedono come i veri sylvari, non contaminati dall’influenza di Ronan, Ventari e dalle lezioni dalla Tavola. Essi considerano un nobile scopo quello di allontanare le altre razze dalla loro forzata compostezza per entrare nell’oscurità.

Con ciascun atto di crudeltà e malvagità, questi sylvari portano l’incubo nell’Albero Pallido, nella speranza, un giorno, di cambiare gli equilibri e portare la Madre dalla loro parte. Certamente, dato che l’albero pesca nelle emozioni e nelle memorie  dei sylvari, essa riceve qualcosa dalla Corte dell’Incubo così come dai loro fratelli più nobili, e la sua raccolta di memorie si riempe con pensieri sia luminosi che oscuri. La Corte dell’Incubo crede che se riusciranno a propagare una maggior quantità di emozioni negative, la raccolta sarà sempre più contaminata dall’incubo, e i nuovi sylvari inizieranno ad allontanarsi dall’etica che è stata imposta loro da Ventari e dai suoi seguaci.

Per raggiungere questo obiettivo, la Corte dell’Incubo commette atti di malvagità si verso i sylvari sia verso le altre razze. Quando le loro stesse emozioni  divengono troppo monotone perché l’albero le raccolga, allora iniziano a infastidire e tormentare gli altri sylvari per dare loro memorie di emozioni negative, nella speranza che queste siano abbastanza forti da poter essere raccolte. Più terribili sono i loro crimini, più è probabile che l’Albero Pallido prenda con sé le memorie nella sua raccolta di emozioni che poi saranno condivise con le nuove generazioni influenzandone le attitudini.

I Titoli della Corte

Quando un sylvari si unisce alla Corte dell’Incubo viene iniziato in un rituale concepito per risvegliare l’incubo nella suaanima. Questi passano il tempo con un cortigiano, apprendendo le vie della Corte dell’Incubo, comportandosi come servi per i membri di rango superiore, e studiando mondi per sfuggire all’influenza della Tavola. Essi possono scegliere di servire un membro più anziano della Corte, divenendo scudieri o apprendisti. Una volta che hanno acquisito le abilità per diffondere essi stessi l’incubo, divengono cavaliari.

E’ compito di un cavaliere diffondere la paura e la disperazione nel nome della Corte dell’Incubo, creando memorie traumatiche ed esperienze che possano raggiungere l’Albero Pallido e contribuire alla sua conversione – e a quella dei suoi figli non ancora risvegliati – con un allontanamento dagli insegnamenti della Tavola di Ventari. Per aumentare ulteriormente la paura che sperano di generare, essi scelgono un titolo con cui essere chiamati durante la loro vita come cavalieri della corte. Tali titoli includono Cavaliere della Decadenza, Cavaliere di Spade, Cavaliere delle Menzogne e Stella Frantumata. Il più alti ranghi nella Corte dell’Incubo sono noti come ‘Seguito’. I Cavalieri che hanno svolto bene il loro compito divengono parte del Seguito della Gran Duchessa Faolain, che li ricompensa con ranghi e posizioni. Braoni, Conti, Contesse, Duchi e Duchesse: tutti hanno delle responsabilità e ricevono gran rispetto tra i membri della corte. Alcuni cavalieri decidono di conservare il titolo che avevano scelto divenendo Conte di Spade o Duchessa ella Neve Ghiacciata.

Tutti questi titoli sono scelti per promuovere la leggenda e il mito della Corte dell’Incubo. I membri scelgono di accostarsi ad elementi negativi, così che anche il suono del loro nome possa indurre una reazione negli altri sylvari. Essi preferiscono lasciare in vita le loro vittime – se sono sylvari – per diffondere ulteriormente storie di terrore, perché questo possa aumentare la loro stretta sul Sogno. Infine, molti membri della Corte dell’Incubo ritengono di essere giustificati nelle loro azioni. Come Cadeyrn, il loro fondatore, essi cercano di liberare la Madre dall’influenza della Tavoletta e delle lezioni inculcate nei sylvari ad opera di ombre del passato.

La Madre piange i suoi figli erranti, sapendo che essi non potranno mai fare ritorno dalla malvagità che hanno scelto di seguire. Man mano che nuovi sylvari esplorano il mondo, ella ricorda loro di rimanere sull’eroica via dell’onore, del coraggio, della nobiltà e della compassione, mentre cercano di raggiungere la vittoria sugli Antichi Dragoni. In verità, i sylvari combattono non solo per le loro anime, ma per lo spirito di Tyria stessa. Anche se la battaglia sarà dura, l’Albero Pallido non teme le avversità.

Il terreno duro rende le radici più forti.

We will use them all.” Cadeyrn lounged on his throne with a careless, prideful slouch. A crown of golden vine glittered on his forehead as courtiers bowed and whispered before him, hanging on Cadeyrn’s every word, their eyes as lightless as the space between the stars.

“Ci riuniamo nell’incubo. Guardiamo alla parte più oscura del nostro spirito. La mano avara, il cuore bugiardo, il coltello che tradisce un amico: invochiamo tutte queste cose, e vediamo il loro potere. Che cosa siamo, in fondo, se non le creature del potere? Ci vorrà la forza per sconfiggere i Draghi, e la forza non viene dal lasciare la propria arma, non importa quanto si risulti malvagi o crudeli. Faremo ricorso a tutto ciò che sarà necessario”. Cadeyrn si adagiò sul suo trono lentamente e orgogliosamente. Una corona di vite d’oro brillava sulla sua fronte quando i cortigiani si inchinarono e sussurrarono rivolti verso queste parole, i loro occhi privi di luce come lo spazio tra le stelle.

“Noi, i sylvari, siamo il futuro. E’ il nostro momento. Dobbiamo lasciare alle spalle le paure del risveglio. Lasciar andare la pietra che ci appesantisce. Siamo nati per essere più di questo. Siamo nati con un lato oscuro nel nostro sogno e nel nostro cuore che ora potremmo abbracciare… se solo la madre avesse così paura della notte. È il momento di dimostrarle che i suoi figli sono più, anche ciò che lei ha sognato che potremmo essere.

“Se i sylvari vogliono sopravvivere, dobbiamo imparare dalla spina velenosa e dall’ortica, la pianta che schiaccia l’arbusto sottraendogli la luce. Noi faremo sorgere l’incubo. Vedremo Tyria rinascere a nostra immagine”.

“Continueremo a crescere finchè l’incubo non divorerà il mondo.”

 
7 commenti

Pubblicato da su 12 agosto 2011 in Blog Ufficiale

 

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7 risposte a “Sogno ed Incubo

  1. nereus90

    15 agosto 2011 at 17:53

    Ve la siete voluta.. >.< Scusate ma se i Sylvari non hanno organi interni sono come le piante? Quindi non li vedremo mai nel gioco mangiare o dormire? Fanno fotosintesi per sopravvivere? Sapete c'è un motivo se le piante non saltano, corrono, scappano, fanno festa.. E poi se i Sylvari sono delle piante non hanno tessuti muscolari, non sono in grado fisiologicamente di compiere movimenti complessi, duraturi. SEnza parlare dell'immortalità di un sylvari che colpito al petto da una spada non morirebbe ma semplicemente si procurerebbe una ferita rimarginabilissima. Sono in grado di gemmare altri sylvari oppure degli slave piante inferiori?
    E infine, provano attrazione per le begonie? Perchè sono ritratti con la foglia di fico? tanto non si possono riprodurre quindi tra le gambe non c'è niente!

     
    • Myur

      15 agosto 2011 at 20:10

      Vabbeeeè, dai alla fine è un gioco fantasy in cui i personaggi usano la magia e si prendono a fucilate senza morire sul colpo. Ti posso dar ragione che il titolo non rispecchia veramente il contenuto del paragrafo, però le cose che obietti non sono poi difetti “pesanti” per una ambientazione fantastica. E poi a esser pignoli che dici in realtà sono spiegate nel testo: i sylvari per quello che si sà non si possono riprodurre e vengono generati solo dall’Albero Pallido che li crea con sembianze umane ispirandosi a Ronan e alla sua famiglia; essi hanno dunque una struttura corporea che include anche i genitali maschili e femminili, che però preferiscono coprire in quanto anche il loro senso del pudore è analogo a quello umano.

       
      • nereus90

        15 agosto 2011 at 20:37

        Si l’avevo letta quella parte. Comunque anche se è un gioco fantasy non significa che non sia rispettato il principio di causa ed effetto altrimenti si potrebbe fare di tutto, poi sono loro ad aver voluto parlare della biologia dei sylvari. Avrebbero potuto dire che sono animati da una linfa magica vitale, chackra, insomma qualcosa. Dalla loro descrizione risulta che sono solo degli ammassi di foglie ambulanti =/ va bè

         
  2. Ronk

    15 agosto 2011 at 14:04

    Forse nereus voleva una vivisezione

     
  3. nereus90

    14 agosto 2011 at 14:59

    Quella che descrivono come “biologia” non è altro che la descrizione di come sono stati costruiti artisticamente.

     
  4. nereus90

    13 agosto 2011 at 11:02

    La biologia è veramente penosa, potevano inventarsi qualcosa di meglio sembra scritta da un bambino i 8 anni

     
    • Damast Liadon

      14 agosto 2011 at 13:37

      Non so cosa tu volessi per quanto riguarda la biologia, in fin dei conti essendo creature “vegetali” la loro descrizione si addice e combacia con l’aspetto che hanno…una descrizione diversa magari più complessa penso che avrebbe stonato molto di più…

       

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